PEAKY-BLINDERS-CLUB

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Evento accaduto esattamente quel giorno di qualche anno fa

Testo che chiede gentilmente di non essere letto, ma divano….grazie. Ciao! 

Sul nascer di quell’inverno ci ritrovammo a baldanzar per le strade di Roma.
Eravamo nei pressi di trastevere. Una pioggia violenta si abbatteva sui nostri ombrelli comprati a sette euro in sette secondi all’uscita della stazione termini. Portati al guinzaglio dai nostri ricordi sbiaditi, ci perdemmo tra le vie della capitale. Mentre la pioggia continuava a scendere infinita e la serata assumeva il volto della disfatta, d’improvviso ci apparve, come un lampo sullo sfondo di uno squarcio di quel vicolo profondo, un Castel Sant’Angelo illuminato a giorno. Era chiaro che le nostra buona luna stava per sorgere, ma avevamo ancora delle situazioni da districare e quella passeggiata non sarebbe stata una passeggiata.
Pioggia insistente, fame, locali chiusi, scarpe bagnate, pioggia insistente, luci spente, cul-de-sac, locale losco, pioggia pesante, luci e ombre, entriamo veloci, voci e risa, riso e vino, testa di un maiale imbalsamato con una corona di spine, divani e poltrone, vino e supplì, santino di Totti, vino e fumo libero, chiacchiere su Totti, chiacchiere sul vino, conto approssimativo, vino, baci e abbracci, pezza romana, saluto romagnolo, ‘za Maggica e siamo di nuovo fuori.
La pioggia si era arresa e il nostro passo ormai aveva l’andatura persistente di una bici elettrica. Sguardo basso ad evitar pozzanghere saltellando su sanpietrini sporgenti, continuammo ad avere la vivida sensazione che avremmo lasciato un pezzo di noi lì a Roma quella sera, e l’evento non sarebbe stato indolore, tanto meno vano, ma infondo necessario.
Tuttavia, poi, invece, d’improvviso, rimanendo solo per un istante, mi piombò addosso la consapevolezza che Roma non si dovrebbe raccontare, che l’atto di ricordare è di per sé un’effimera illusione partorita dal nostro inconscio mnemonico e condita dalla nostra famelica cupidigia, che tutto questo inchiostro e passato si mescolano, si fondono e confondo inevitabilmente, e che mai questa miscela avrebbe reso fedele giustizia alla grande bellezza della città eterna nell’epoca della nostra più nitida e anziana gioventù…

…pertanto, investito da una perversa percezione della mia individualità, smisi di scrivere, infilai la penna nel taschino della giacca con la certezza che, di lì a breve, avrei acquerellato il dejavù di qualche sobrio figuro.

Quindi alzai la testa e scoprii che per qualche motivo ignoto eravamo piombati di colpo negli anni venti o trenta, anzi… No, eravamo in un telefilm, ma non di quelli con le luci della fotografia totalmente smarmellate, che ti bastano due fotogrammi per capire di cosa si tratta e cambiare tempestivamente canale… no, una serie tv di quelle accordate un semitono sotto, una di quelle che si possono trovare talvolta su Netflix… Infatti. Eravamo nel #peakyblinderclub e dei personaggi elegantemente vestiti, in grottesca gestualità e gran stile creavano cocktails bizzarri con alambicchi e frutta essiccata. Mi sentivo insolitamente osservato da molto vicino, abbassai lo sguardo sul tavolino, c’era il menù, sdraiato comodamente, se ne stava lì, tutto bianco, come se fosse niente. Ci fissammo per qualche minuto, il suo sguardo era sottile e minuto.
Tra un trallallà e un arrocco… fra me e me, e me ed a me mi… mi sorse un impulso sensoriale incontrollato, di quelli che vivi di solito nella seconda mezz’ora di quel post-aperitivo che non avevi previsto e ti ha fregato, sei stato ormai sorpreso alle spalle, e ormai niente, sei irrimediabilmente fradicio, ormai. Dettato dal dovuto dubbio dirompente di quel detto rindondante che divenne denso e indelebile, di gran lena cambiai la marcia e misi una ridotta, spensi la pipa con un sigaro senza emettere miasmi. Rimasi basito di fronte alla maestosa fluidità con cui i fluidi defluivano nel flusso del mio fluttuar forbito. Tuttavia diedi ascolto al recondito e fiabesco lamento bisbigliato da quel color nostalgia di cui vado dipinto, e mi dissi =Hey!=

Fu lì che Tutto sarebbe Finito per Iniziare nel Niente… e il mio gatto nippo Miagolò miagolò.

(Estratto da “Memorie Desuete” di Mattia Valentini)

05.03.19

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